La mia clinica veterinaria 3D – Missione Zoo – Recensione

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Genere: Simulazione
Multiplayer: No
Lingua/e: Italiano

“Sei un ragazzo o una ragazza? Ma sì, fa niente.”

Il bello del videogioco è la sua capacità di porre la persona ai comandi della console nei panni di qualsivoglia figura storica, personaggio inventato o professionista della vita di tutti i giorni. Grande è la gioia nel trasformare gli insuccessi della vita di tutti i giorni in gloria inarrestabile, diventando l’asso dellle più importanti squadre di calcio al mondo o prendendo le redini di uno stato e gestendo la vita di milioni di persone.

A tal proposito… chi non ha mai voluto fare la veterinaria di uno zoo? L’uso del femminile non è una svista, ma rappresenta la prima delle tante scelte che La mia clinica veterinaria 3D – Missione Zoo compie per noi: si comincia nei panni di una donna, qualunque sia il sesso del giocatore. Una scelta che evidenza il target a cui si rivolge il titolo, ovvero bambine ispirate alla Dottoressa Peluche che sognano di salvare gli animali del mondo, a cominciare da quelli presenti nello zoo.

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Quanto amore! Dovreste sentire i versi dello scimpanzé.

È importante partire dal pubblico di riferimento del prodotto perché quello che ci troviamo tra le mani è un software invero molto lineare e semplice, estremamente guidato in ogni sua componente. Fin dall’avvio, dopo un brevissimo benvenuto a mezzo di schermate statiche, si eseguono azioni ben precise, seguendo le istruzioni del gestore della struttura – ovviamente maschio: c’erano dubbi?

Ha inizio quindi il percorso di formazione della veterinaria, che avviene acquistando la documentazione relativa ad ogni animale e ai relativi habitat: l’investimento monetario ci rende immediatamente esperti nel campo (forse non lo eravamo già? Sento puzza di assunzioni per via preferenziale…) e possiamo partire a soccorrere i primi animali in difficoltà.

In seguito si procede all’ampliamento delle strutture e all’apertura di aree di accoglienza per ospitare gli animali impossibili da curare all’esterno, al tempo stesso aumentando il numero di biomi visitabili in cui scoprire e curare le specie selvatiche. Lo spostamento, però, avviene sempre e solo trascinando l’iconcina della jeep sulla croce che indica la necessità di un intervento. Non è prevista esplorazione libera: spostando il veicolo in altri punti della mappa, infatti, non si ottiene alcun riscontro e il loop della jeep che attraversa lo schermo superiore (e della “particolare” musica che lo accompagna) procede all’infinito fino a quando non portiamo il puntatore su un elemento interattivo.

L'eterna jeep, che non si ferma mai. MAI.
L’eterna jeep, che non si ferma mai. MAI.

L’intervento sugli animali avviene selezionando gli strumenti del mestiere (stetoscopio, guanti, termometro, etc.) e toccando col pennino una delle quattro zone (testa, corpo, zampe e piedi) fino a quando a schermo non ci viene segnalata la diagnosi, per poi passare automaticamente alla fase di “cura” in cui seguire le istruzioni a schermo. Istruzioni che non mancano di avvisare di ogni errore commesso né di ricordarci di ripristinare le nostre scorte di medicinali, paventando una drammatica carenza di risorse che in realtà, una volta arrivati al pc da cui effettuare gli acquisti, non è tale. Ma prevenire è meglio che curare (cit.), quindi ok.

Una volta scoperte le meccaniche base – intervento esterno, cura degli animali ospitati, ripristino risorse, etc. – l’esperienza assume un ritmo piuttosto tedioso e pone il giocatore nell’ingrato compito di soddisfare ogni criticità senza alcuna possibilità di divagare, al punto che l’intera interfaccia grafica potrebbe essere sostituita da un menù testuale con una lista di “to do” da spuntare poco alla volta, all’inseguimento del numero x di interventi riusciti che permette di ampliare lo zoo e sbloccare nuove aree.

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Sì, coccoli le tigri. Ma dopo averle narcotizzate.

Richiamando i concetti espressi inizialmente, è palese come la fascia di pubblico che può affrontare positivamente il titolo sia quella dei bambini, che non patiranno la rigidità e la ripetitività dell’esperienza di gioco, pur dovendosi scontrare con un sistema di controllo quasi totalmente legato al touch screen, che non sempre lavora ottimamente con l’interfaccia utente – a volte poco chiara e responsiva. Senza contare che gli animali sono discretamente realizzati, ma sono ospiti di un contesto tecnico altalenante e privo di coerenza, che alterna elementi 2D in scene isometriche, pre-render ad alta risoluzione e grafica 3D… una cacofonia visiva che all’occhio esperto risulta poco gradevole.

Valutando il tutto in un’ottica oggettiva, è difficile dare la sufficienza ad un software che mostra dei limiti nella fruizione da parte del giocatore, ma nelle giuste mani si tratta di un prodotto interessante e che può soddisfare la propria utenza di riferimento.

5.0

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