La ricerca di una propria identità, la dannazione dell’oblio, del vuoto, del nulla che ci avvolge. The Void. Temi che non si riscontrano facilmente in un videogioco ma che caratterizzano Nihilumbra, titolo d’esordio del team indie spagnolo Beautifun Games e se c’è una cosa che gli indie sanno fare è introdurre nuovi argomenti in un mercato videoludico a senso unico verso le grosse produzioni.
È fondamentale, anzi, che siano proprio gli indie a indirizzare il media verso fondali non ancora scandagliati, arricchendo il genere, elevandolo di qualità, perché allo stato attuale dell’industria poche aziende possono permettersi quel pizzico di coraggio in più richiesto per cambiare binario, soprattutto quando lo scotto da pagare in caso di progetti a rischio è il bilancio e la competitività lavorativa (numero di impiegati incluso).

Il mezzo scelto da Beautifun per mettere in campo questi argomenti è il platform/puzzle. Il protagonista, Born, è un essere creato dal Vuoto, simile a una sfera liquida con due occhioni bianchi, da controllare tramite Gamepad o telecomando Wii in caso di multiplayer a due giocatori. Ben presto Born inizierà un viaggio alla ricerca di sé stessa e di una propria affermazione, sebbene per quasi tutta l’avventura le sue sembianze saranno quelle umanoidi suggeritole da uno spaventapasseri incontrato per caso. Per avanzare attraverso ostacoli, baratri e creature aberranti plasmate dal Vuoto, la nostra protagonista potrà (e dovrà) colorare elementi dello scenario. A seconda del colore utilizzato potrà scivolare sul ghiaccio per potersi muovere più velocemente e saltare con grande slancio, o muoversi lentamente e silenziosamente appiccicandosi sul terreno e altri poteri che non vado a svelare. La necessità di dover interagire con il touch farà storcere il naso ai puristi del platforming, qui costretti a mediare tra controlli tradizionali, deputati all’analogico per il movimento e a un tasto per saltare, e il touchscreen mezzo per utilizzare i poteri del nostro alter ego. L’azione comunque non è mai invasiva e, dopo aver sfruttato la materia grigia per capire come oltrepassare un ostacolo, si gioca più di tempistica che di riflessi. Ogni mondo inoltre si concluderà con un livello caratterizzato da un inarrestabile scrolling verso destra in cui il Vuoto tenterà di sopraffare il nostro alter ego. Nihilumbra condivide origini e ispirazione con Another World, senza comunque mai arrivare a quel livello di sfida, ma pucciando l’atmosfera nel medesimo stagno torbido.
Più si gioca più ci si rende conto che oltre a Born, a cercare una propria identità è il gioco stesso, tesi avallata anche dal versante grafico. C’è tanta cura negli sfondi a più livelli di Nihilumbra, con alcuni tocchi di genio in alcune texture e specialmente nelle animazioni di protagonista e nemici. C’è dietro il lavoro di gente che sa indubbiamente fare il proprio mestiere ma che inaspettatamente si districa da ghirigori degni della migliore arte a elementi assolutamente spartani e privi di carisma. Il fatto che i toni utilizzati varino dal pallido allo smorto per mettere in piedi un mondo ostile e decadente non aiutano di certo lo stile dell’opera ma allo stesso tempo si tratta di una scelta ben precisa, quasi a non voler fare del proprio meglio volutamente per decisioni stilistiche o tecniche, tradendo le proprie origini mobile. Un paragone simile può esser fatto per il commento audio, orgogliosamente orchestrale ma anche, nella sua perfetta esecuzione, senza un motivetto che abbia un carisma necessario alla memoria.

L’azione propone degli enigmi ben architettati che, senza mai risultare troppo originali, hanno il pregio di mettere al bando la casualità. I checkpoint sono distribuiti abbastanza generosamente, tendendo una mano ai giocatori casual. La gioia per gli hardcore gamer subentra solo alla seconda tornata, quando una volta completato lo story mode, si sblocca la modalità Vuoto dei livelli, che offre una sfida accanita ai livelli di titoli come VVVVV, sia per la complessità dei nuovi enigmi, sia per una disposizione un po’ random dei checkpoint. Nel contempo gli sviluppatori tendendo la mano sinistra al giocatore casual e la destra al giocatore hardcore ammettono la propria debolezza nel non disporre di una terza mano, destinata al giocatore e basta, quello che cerca un apprendimento e un grado di sfida costante e graduale.
L’epopea di Born è narrata da una voce, grave ma non minacciosa, che non si farà remore nell’insultarla definendola nullità in più occasioni. Qui risiede la vera falla dell’intera esperienza. Il narratore è una presenza ingombrante e logorroica che opprime il giocatore. Diventa didascalica nel compito non richiesto del descrivere ciò che avviene a schermo. Non richiesto perché, appunto, lo vediamo. Vediamo il Vuoto che avanza e inghiotte città, vediamo la protagonista nella sua essenza liquida e non definita. Prendendo per esempio Thomas Was Alone, ormai un classico della scena indie, il narratore traduceva quello che vedevamo, rendendoci consci che il pixel che controllavamo è Thomas, appunto, e non semplicemente un pixel. Quello che vediamo in Nihilumbra non ha bisogno di questo sottotesto. Peggio ancora, la non-identità di Born annichilisce quella del giocatore.
La voce fuori campo cerca a tutti i costi di farci sentire colpevoli di colpe mai commesse, di instillarci la vergogna insita nel vivere, un peccato che difficilmente condividerete con Born e che allontana il giocatore dall’opera, nonostante l’intento iniziale fosse proprio la ricerca dell’io che accomuna tutti noi esseri viventi. Pertanto la drammaticità del racconto, alla luce dell’assenza di bivi narrativi che chiamino in causa una consapevolezza di chi sta dietro allo schermo, risulta autoindulgente e patetica e la possibilità di percorrerlo con l’aiuto di un secondo giocatore aiuta certamente a rendere più godibile il gameplay, ma nel contempo dà un altro colpo all’immedesimazione richiesta al giocatore nel percorrere un viaggio che dovrebbe essere lugubre e solitario. La versione italiana, inoltre, è afflitta da un adattamento alla continua ricerca di poetica barocca anche laddove il linguaggio originale utilizza formule più semplici e vicine alla natura umana, se non nella forma quantomeno nella sostanza, propria della protagonista Born.

Archiviando un’insufficienza per quel che concerne grafica, longevità (siamo dalle parti del paio d’ore) e metodo di narrazione, ciò che rimane di Nihilumbra è un titolo che non riesce a stare al passo coi tempi, perfino nella limitata offerta dell’eShop. Forse cinque anni fa non sarebbe stato il massimo esponente della scena indie ma sicuramente sarebbe stato indice dell’ottimo sentiero che ci si apprestava a percorrere. Oggi con quei presupposti raggiunti da tempo riesce difficile consigliarlo se non su mobile dove costa quasi tre volte meno. La speranza allora è che Beautifun Games riparta da qui, prendendo spunto da ciò che in questo prodotto funziona, soprattutto alla voce sensibilità artistica, e facendo esperienza dei propri errori per un futuro costellato da titoli ben più meritevoli di attenzione.
