Nintendo e innovazione sono spesso andati a braccetto nel corso degli anni. Questo è il primo di una serie di articoli dedicati agli standard che la casa di Kyoto ha portato nell’industria, guardando ai brevetti e dando importanza alle applicazioni e design originali delle stesse.
Uno dei maggiori vanti di Nintendo è sempre stato quello di aver brevettato alcuni degli standard dell’industria videoludica. Simbolo di questa filosofia inventiva e volta al progresso è senza dubbio il d-pad del Famicom/NES, già adottato ai tempi dei Game&Watch.
Brevettato da Nintendo Co. Ltd il 5 Agosto 1983, nello specifico da Ichiro Shirai, ha rappresentato un passo di enorme importanza per l’azienda di Kyoto. Successivamente ai tentativi di Intellivision e alle intuizioni di Yokoi, è lo standard di Shirai a prendere il sopravvento. Grazie alla specifica forma a croce ha permesso un sistema di input estremamente preciso che tuttora viene utilizzato da Nintendo nelle sue console. Brevettato come multi-directional switch è stata la chiave per aprire la strada al gaming su console mantenendo un input senza compromessi rispetto ai joystick arcade.
Punti di forza del d-pad Nintendo sono la sfera rotonda, o fulcro, che poggia sulle 4 direzioni principali, che sotto pressione, più o meno forte, indicano l’input e le sue diagonali grazie a molteplici elettrodi. Inoltre l’utilizzo della gomma permetteva una gestione migliore e ponderata degli input necessari al fine di interrompere l’input quando non fosse premuta tale direzione.

Numerosi sono stati i tentativi di imitazione, con risultati spesso scadenti o decisamente meno precisi, a tal punto che sia Sony che Microsoft hanno richiesto di utilizzare il suddetto brevetto. Le soluzioni e sistemi di input direzionale sono dunque stati degli ovvi compromessi verso uno standard riconosciuto e citato da tutti. La storia del d-pad Nintendo però porta con sé dei curiosi retroscena e storie postume.
Nel 2005 il brevetto non è stato più rinnovato da Nintendo, che ha deciso sostanzialmente di donare al mondo quello squisito d-pad che utilizziamo nei platform 2D e per richiamare funzioni di base in numerosi giochi, ma che un tempo era uno degli elementi che facevano la differenza tra un controller degno e uno da scartare. Il click caratteristico della croce direzionale, la gestione soffice e accompagnata delle diagonali, la fisicità e accuratezza di ogni tocco pixel-perfect. Una delle prime console ad aver utilizzato questo brevetto Nintendo è stata Microsoft con XboxOne.

Ma in tempi duri quando si necessitava di un d-pad ben fatto, senza incorrere nell’infrazione di copyright, è stata SEGA la più scaltra e lungimirante sulle possibili soluzioni, grazie alla croce direzionale del Dreamcast. Grazie ad un design similare, basato ovviamente sul d-pad Nintendo, ma con la cupola circolare posta sulla membrana direzionale di sotto, è riuscita a tenere a bada gli avvocati della casa di Kyoto. Certo il risultato finale non era sul medesimo piano, ma è sicuramente uno degli esempi che più si è avvicinato alla precisione Nintendo.

Quando guardate un solitario d-pad mentre usate ormai un analogico standard, ricordatevi quanta cura c’è lì sotto e quanto Nintendo sia riuscita a rivoluzionare il mondo degli input su console con efficacia, semplicità e durabilità di uno strumento che tuttora persiste sui nostri controller, non per caso, non per fungere da tasto, ma per eredità di una certezza e precisione, perché – in case of emergency: use the d-pad.
Postilla: La rubrica avvalora l’attendibile e il certificabile, al momento non è stato possibile trovare una fonte certa, certificata e documentaria dell’invenzione del d-pad attribuito a Gunpei Yokoi, fino a tale momento ogni voce sarà ritenuta non attendibile, diceria o aneddoto non comprovato; di conseguenza va per forza di cose attribuito a Shirai il brevetto, come è evidente dagli incartamenti ufficiali.