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Code Name: S.T.E.A.M. – L’acronimo che non ti aspetti…

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Pubblicato il
02 Aprile 2015

L’avvento di uno strategico su console è sempre più, ahimè, un avvenimento raro: gli amanti del particolare approccio al gioco che questi titoli propongono, farebbero dunque bene a non lasciarsi scappare nessuna occasione per dar prova delle proprie abilità tattiche. Se poi alla voce “sviluppatore” è riportato il nome “Intelligent Systems”, i motivi per farsi scappare un gioco che coniughi entrambe le caratteristiche scendono a zero.

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Fortunatamente pare che Lincoln abbia deciso di non andare a teatro quella sera…

Fortunatamente il conto alla rovescia per il prossimo lieto evento non è molto lungo: il 15 maggio sarà infatti disponibile Code Name S.T.E.A.M., l’ultimo arrivato nella grande famiglia degli strategici in casa Intelligent Systems. Il titolo ha destato, fin dalla sua presentazione, grande interesse: un po’ per il setting particolare, un po’ per la storia assurda (in senso buono ovviamente), e un po’ per la serie di personaggi improbabili protagonisti della vicenda. Infine, la vera domanda che attanaglia gli animi di tutti noi: ma cosa diamine significa S.T.E.A.M.?

Ufficialmente l’acronimo significa “Strike Team Eliminating the Alien Menace”, ma, in realtà, le cinque lettere hanno un altro significato nascosto, ovvero:

S.TEAMPUNK
T.ATTICA
E.SPERIENZA
A.LIENI
M.ORTE

L’esperienza di gioco può proprio essere efficacemente sintetizzata dalle cinque parole di cui sopra: i punti di forza di Code Name: S.T.E.A.M. sono chiari fin da subito e già dopo poche ore di gioco l’ultima fatica di Intelligent Systems dimostra di avere una spiccata personalità. Se una prova più approfondita potrà certamente cesellare con più precisione i dettagli e i particolari della bizzarra avventura di John, Henry e gli altri membri della squadra speciale, diamo intanto una prima occhiata a ciò che ci aspetta non appena messo piede nell’Inghilterra Vittoriana che fa da sfondo al dipanarsi della storia.

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Clakka clakka è chiaramente il rumore di una temibile arma che spargerà terrore e distruzione tra le fila nemiche…

 

S come Steampunk

Il primo aspetto che spicca di Code Name: S.T.E.A.M. non può che essere rappresentato proprio dalla sua ambientazione steampunk. L’ultima fatica dei mai troppo lodati Intelligent Systems è infatti una rappresentazione da manuale di ciò che il termine coniato alla fine degli anni ’80 da Kevin Wayne Jeter vuole riassumere in una sola parola: una vicenda, dal sapore vagamente storico, ambientata in epoca vittoriana in una linea temporale alternativa rispetto alla storia che tutti noi conosciamo, dove tutta la tecnologia esistente si basa su un’unica forma motrice, ovvero il vapore. La Londra tratteggiata nel gioco è un tripudio di macchine a vapore e congegni meccanici che costellano il paesaggio e modificano profondamente i tratti di molti dei luoghi più famosi della città inglese, compresi Buckingham Palace e il Tower Bridge (qui ribattezzato Steamgate Bridge).

La caratterizzazione degli scenari che fanno da sfondo all’avventura è dunque ottimamente riuscita e, sebbene alcuni scorci tendano ad assomigliarsi un po’ troppo, la varietà pare assicurata. Le ambientazioni sono peraltro molto ricche di elementi (molti dei quali distruggibili) il che contribuisce a rendere l’esplorazione, in senso lato, molto dinamica. L’amalgama di ambienti, personaggi e situazioni è molto ben calibrata e l’invasione aliena che fungerà da casus belli per la vicenda pare un evento del tutto naturale nell’incedere dei fatti, ottimamente raccontati attraverso anche l’ausilio di una azzeccata componente metanarrativa: la storia, nelle cut scene, è narrata infatti come se si stessero scorrendo le pagine di un fumetto.

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Tubi, vapore, bidoni e alieni: siamo proprio sicuri di essere a Londra?


T come Tattica

Dal momento che il gioco fa parte della famiglia degli strategici a turni, è lapalissiano che la componente tattica rappresenti una parte molto consistente dell’esperienza. Le scelte del team di sviluppo sotto questo aspetto sono state però molto diverse da quanto ci si potrebbe aspettare, oserei definirle addirittura spiazzanti, soprattutto nelle prime ore di gioco. Strategico a turni e Intelligent Systems sono un binomio consolidato e tale accostamento di termini, nel giro di un secondo, fa venire in mente Fire Emblem e Advance Wars. Avete presente, giusto? Ecco, ora rimuovete completamente l’esperienza e il feedback che quelle due serie vi hanno trasmesso perché Code Name: S.T.E.A.M si discosta in maniera molto netta da esse.

Ma come, starete pensando. La formula di entrambe le serie, tanto differenti in stile e in narrazione quanto simili come meccaniche di gameplay, è rodata e funziona a meraviglia: perché allora sparigliare le carte in tavola? Un’oggettiva perplessità di fronte a queste riflessioni si è effettivamente palesata al sottoscritto nel corso delle prime ore di gioco: rinviando riflessioni più approfondite al prossimo futuro, la scelta della software house giapponese può essere letta come la volontà di tentare nuove strade all’interno di un genere già esplorato con minuzia, proponendo un titolo fresco e leggero, distante dalla complessità tattico-strategica propria degli eserciti di Advance Wars e dei personaggi di Fire Emblem.

Code Name: S.T.E.A.M. è, a conti fatti, un titolo molto user-friendly: niente complicate schermate di statistiche, niente farming, poche customizzazioni disponibili che si riducono, sostanzialmente, alla scelta delle armi e del team per la missione e la visuale non di tutto il campo di battaglia, ma solo della porzione di scenario visibile dal punto di vista del personaggio utilizzato in quel momento. Tutto ciò non deve essere letto in chiave necessariamente negativa: è solo necessario essere coscienti del diverso approccio di un titolo che, comunque, gioca bene le carte in suo possesso per farsi apprezzare anche dai più esigenti palati strategici.

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Bananapulta carica e pronta al lancio signore!

E come Esperienza

Anche se, come abbiamo appena visto, il titolo non raggiunge vette di complessità parificabili ad altri esponenti del genere, l’approccio alle prime ore di gameplay deve essere cauto: questo vale sia, ovviamente, per i neofiti del genere, ma anche per chi con gli strategici ha una certa confidenza. Il gioco ha infatti delle dinamiche tutte sue e la sua natura in qualche modo ibrida tra uno strategico e, udite udite, un TPS, necessita di un certo periodo di assimilazione che sarà tanto più necessario per chi pensava di trovarsi davanti a un titolo classico.

Per darvi un’idea dell’impostazione di gioco di Code Name S.T.E.A.M dovete pensare più a UFO – Enemy Unknown che a Fire Emblem: il ritmo di gioco è parecchio più dinamico della media del genere e, benché certi aspetti tipici siano sacrificati sull’altare della semplificazione, il titolo conserva sempre quella matrice di difficoltà che solo l’esperienza porta a maneggiare con disinvoltura. Le peculiarità di armamenti e personaggi, la conformazione degli scenari, la corretta gestione dei punti vapore necessari per muovere e sparare, sono tutti aspetti su cui è necessario spendere un po’ di ore di esercizio, superate le quali la strada si mette decisamente in discesa.

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 A come Alieni

A qualcuno tocca sempre fare la parte del cattivone e questa volta (come accaduto in numerose altre occasioni), la nostra nemesi è rappresentata da misteriose creature provenienti dallo spazio, il cui attacco su Londra scatenerà una battaglia senza quartiere, nella quale il compito primario sarà, ovviamente, eradicare l’infestazione degli abominevoli esseri. Vale la pena notare che gli strategici a turni sono giochi che, si basano su un elemento fondamentale, ovvero l’interazione (intesa come “menare le mani”) con i nemici: essi dunque rappresentano un elemento cardine per la buona riuscita del gioco, sotto il profilo, ad esempio, della varietà di aspetto, di pattern d’attacco e di design.

Sotto quest’ottica gli alieni di Code Name: S.T.E.A.M sono apprezzabili. Sebbene il design di alcuni di essi lasci un po’ a desiderare, la loro numerosità (in senso qualitativo) è più che soddisfacente e la graduale introduzione di nuove specie tiene sempre alta la soglia di attenzione. L’individuazione del punto debole di ogni creatura, unita alla necessità di dover mirare in fase di attacco, aggiunge poi una componente strategica nella quale la ricerca della linea di fuoco ottimale per colpire diventa parte fondamentale nell’approccio al combattimento.

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Ciao gentile creaturina! Cosa vuoi fare con quella palla luminosa che hai sulla coda?

M come Morte

Ebbene sì. Pur con tutte le edulcorazioni del caso in Code Name: S.T.E.A.M., come in ogni buon strategico che si rispetti, dovrete imparare a venire a patti con la terribile signora dal manto nero armata di falce: la morte. La dipartita di un membro della squadra che deciderete di spiegare in campo è un evento tutt’altro che remoto e, benché la morte sia qui un evento molto meno traumatico che altrove (chi ha detto Fire Emblem???), perdere il supporto di un personaggio nel corso di una missione potrebbe avere serie ripercussioni sulla buona riuscita dell’operazione. L’altro aspetto della questione è rappresentato dal fatto che voi stessi dovete imparare a diventare dei letali dispensatori del giudizio finale, spazzando via senza pietà le orride creature che vi si pareranno davanti. Insomma, mettetevi il cuore in pace: nel bene o nel male la morte vi accompagnerà lungo tutto il corso dell’avventura!

Questo è dunque un primo assaggio del gioco che siamo felici di condividere con voi. Come avete potuto intuire tra le righe, Code Name: S.T.E.A.M. ci ha positivamente impressionato, lasciandoci però anche dubbiosi su alcuni aspetti del gioco che ci cureremo di sviscerare con un’analisi più approfondita. Saranno riusciti gli Intelligent Systems a fare di nuovo centro? Lo vedremo insieme, serve solo un po’ di pazienza!