Persona Q: Shadow of the Labyrinth – Recensione

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Genere: RPG, Dungeon Crawler
Multiplayer: No
Lingua/e: Inglese

Atlus non ne sbaglia più una.
Nel corso degli anni ha dato vita a brand come Etrian Odyssey, Shin Megami Tensei e i suoi spin-off Persona e Devil Survivor intraprendendo una propria strada, lontana dai canoni del genere RPG, ormai standardizzato e spesso identificato come “gioco alla Final Fantasy”. Ha perseguito questa strada, ha difeso le sue scelte sviluppandole e, fortunatamente, conquistando una grande fetta di appassionati. E, soprattutto, ricompensandoli con titoli di grande qualità. Semplicemente, se amate le saghe di Etrian Odyssey e Persona, non c’è bisogno di continuare la lettura della recensione. Uscite di casa e acquistate Shadow of the Labyrinth.
Ennesimo centro della software house, riesce a coniugare perfettamente i due mondi e le due saghe, tirando fuori un gioiello.

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Un clima festoso e sereno…

In Persona Q viene data al giocatore la possibilità di vivere due storie differenti. All’inizio del gioco bisogna scegliere se cominciare l’avventura utilizzando i protagonisti di Persona 3 o Persona 4, senza possibilità di cambiarlo successivamente. Risulteranno così differenti i personaggi, le loro storie, i riferimenti agli eventi vissuti nei loro titoli “main” e l’interazione con i dungeon e la trama principale del gioco. Il team scelto dal giocatore si ritrova all’improvviso in un mondo alternativo, una realtà distorta in un liceo simile a quello in cui vivono i ragazzi ma caratterizzato da un enorme, sinistro labirinto da esplorare. Niente di nuovo, in fondo, per chi è abituato ad evocare spiriti o a viaggiare all’interno di televisioni.  In comune ci saranno Rei e Zen, due misteriosi personaggi che si uniranno e ambienteranno presto nella bizzarra combriccola. I due gruppi sono comunque entrambi presenti nell’avventura principale e ad un certo punto del gioco si incontreranno, interagendo tra loro e unendo così gli universi dei due titoli.

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..che lascia presto spazio a mondi e creature distorte

Proprio a causa delle personalità frizzanti, a volte anche frivole e scontate di alcuni protagonisti, Persona Q risulta probabilmente il dungeon-crawler con più dialoghi in assoluto uscito su Nintendo 3DS. Purtroppo, il titolo è doppiato e sottotitolato interamente in inglese e per godere della piena fruizione della trama bisogna possedere un po’ di dimestichezza con la lingua angolofona.
Persona Q rappresenta in sintesi, come precedentemente detto, l’universo di Persona con il gameplay di Etrian Odissey.
Quindi, mappe da tracciare dopo il nostro passaggio sul touch screen, da esplorare in prima persona con un 3D notevole se attivato, mappe impossibili da memorizzare senza un’attenta crittografia, compresa di simboli e indicazioni sulla presenza di tesori, punti in cui si possono attingere risorse e scorciatoie segrete. Ogni volta che usciremo da un labirinto (e come da tradizione, accadrà tantissime volte), una volta rientrati ricominceremo dall’inizio del piano selezionato e senza una cartina dettagliata, il viaggio diventerebbe un inferno.
Esiste, per i più pigri, anche un’opzione per lasciar creare ad un’assistente la mappa, dedicandosi solo all’esplorazione.

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Dopo ogni combattimento avremo la possibilità di acquisire un nuovo Persona

I vari piani sotterranei dei labirinti sono ingegnosi, studiati nei minimi dettagli e decisamente ispirati sul piano visivo. Atlus non si è mai risparmiata graficamente e con l’universo di Persona si è sbizzarrita come non mai, complice la maggior libertà di realizzazione rispetto a quella di un rpg classico. Il level design risulta chirurgico in ogni dettaglio, surreale e quasi sempre in grado di incuriosire e mettere a disagio il giocatore, che si tratti di ambientazioni da sogno ispirate alle favole di Lewis Carrol o a incubi veri e propri. Raramente il giocatore può rilassarsi fuori da un labirinto. Molto riuscito anche il contrasto tra l’ambiente scolastico, per buona parte del gioco tranquillo e spensierato e i dungeon, come detto, disturbati. Il comparto sonoro tocca vette di eccellenza e più di una volta le musiche sembrano muoversi al ritmo del nostro passo, scandendo ogni attimo dell’esplorazione e lasciando spazio a melodie j-pop durante le battaglie con i mostri.

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Rei e Zen, personaggi misteriosi che combattono in coppia

Come in Etrian Odyssey, un comodo rilevatore posto nell’angolo in basso a destra tiene sempre informato giocatore sulla possibilità di dover sguainare le armi. Fintanto che il segnale rimarrà verde non ci sarà da preoccuparsi, quando lampeggerà di rosso, il nemico sarà imminente. Il bestiario è ricco e variegato, sempre adatto alla tematica del labirinto. I nemici sono inquietanti, folli, perfettamente integrati con l’ambiente circostante. Presenti sulla mappa anche i FOE, nemici visibili chiaramente e spesso molto più forti del giocatore. Per fortuna, nella maggior parte dei casi si sposteranno secondo un percorso predefinito e con un’attenta pianificazione è possibile evitarli e non correre pericoli.
In battaglia si possono schierare fino a cinque giocatori, schierabili nella linea avanzata o nelle retrovie, a seconda del tipo di personaggio utilizzato e della tattica. La pianificazione è fondamentale, visto l’altro livello di sfida del gioco, così come è fondamentale tenere sempre d’occhio la crescita dei personaggi. Presenti anche i Persona, gli spiriti personali dei protagonisti, anche se il loro utilizzo è limitato al miglioramento delle statistiche e all’utilizzo dei colpi speciali.

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“Ho pescato un mostro grande così”

Persona Q viene incontro anche a chi non ha mai giocato un Etrian Odyssey o un capitolo della saga scolastica, dando la possibilità di scegliere tra ben cinque livelli di difficoltà e non lasciando mai solo il giocatore durante le fasi iniziali.
Sotto tanti punti di vista, Shadow of the Labyrinth riesce a superare la saga di Etrian Odyssey, rimanendo sullo stesso livello di The Millennium Girl per quel che riguarda il piano narrativo, non riuscendo quindi a scalfire le vette di eccellenza toccate da Persona 3 e 4.
Il titolo è probabilmente destinato ad un pubblico di nicchia, ad una stretta cerchia che sarà in grado di apprezzarlo ed amarlo e che saprà farlo emergere dal mare di jrpg usciti negli ultimi anni. Un mare, purtroppo, popolato da tanti titoli sopravvalutati e immeritevoli. Una piccola gemma, uno standard a cui Atlus ha piacevolmente saputo abituarci negli ultimi anni. Una storia da vivere lungo centinaia di ore di gioco, curata fin nei minimi dettagli. Anzi, due storie al prezzo di una!

9.0

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