Opinioni Opinionabili

Riflettiamo sui VG: Opinioni Opinionabili #13 – Press Start

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Pubblicato il
30 Luglio 2014

Riflettiamo sui VG: Opinioni Opinionabili è lo spazio dove Diego “Elflum” Inserauto erutta i suoi pensieri borderline, il titolo che ha scelto per la rubrica ha un errore ortografico ma dice che è una cosa voluta. Il pensiero di Elflum non coincide necessariamente con quello della redazione di NintendOn ma del resto, alle volte, nemmeno con quello di Elflum.

Anno 2XXX.

Sono passati mesi ormai dall’ultima guerra e piano piano, lentamente stiamo tutti tornando a una vita normale, se mai di normalità si potrà parlare, in un mondo così devastato. Il Sommo Presidente delle Nazioni Unificate ha detto in radio che dovremo rinunciare per un tempo non meglio definito ad alcune tecnologie. Niente GPS, niente TV satellitare, niente internet. La cosa non mi disturba, sono troppo giovane per sapere cosa siano queste sigle strane. Mio padre, probabilmente, saprà di cosa stava parlando, in questo momento però si trova a qualche isolato di distanza, a cercare fra le macerie quello che è sopravvissuto alle scorie o allo sciacallaggio: del cibo, un oggetto, una foto, un ricordo.

Ci ha preso quell’uomo che ha detto che la quarta guerra mondiale sarebbe stata combattuta a pietre e mazze di legno. Giorno dopo giorno lo sguardo di mio padre era sempre più torvo, e il suo carrello sempre pieno, o sarebbe meglio dire mezzo vuoto, di cianfrusaglie logore e impolverate. Qualche libro di storia e matematica, che ho subito divorato (quello di storia, di quello di matematica è meglio non parlarne), una sveglia, dei vestiti. Uno è grande e bianchissimo, intonso ma per donna.

“Non è né per me, né per te” e non riuscivo a capire per quale motivo, o per quale persona, lo avesse preso. Poi ho realizzato: “Vuoi portarlo di mattina in quel posto dove ognuno vende le proprie cose o le dà in cambio di cibo?”
“Ci sono cose che valgono più del denaro. Questo lo appenderò sulla porta dell’armadio, è un abito a cui tengo”

Ero perplesso.

Oltre alla radio, non avevo molto con cui svagarmi perché uscire fuori non era sicuro: solo libri e fumetti.  Almeno fino a quando mio padre, di rientro da una delle sue spedizioni, non ha tirato fuori dal carrello, raggiante, un sacchetto che conteneva dei cavi.

“Questo è per te” ha detto mentre continuava a districarsi tra fili e pezzi di plastica “ti piacerà un mondo e saprai come passare il tempo invece di rileggere sempre gli stessi libri”

“Mi hai portato altri libri!!!” i miei occhi sgranati.

“No, ma ti piacerà, si collega alla tv” mi ha risposto.

Non riuscivo a capire, ci avevamo provato diverse volte ma dalla tv non usciva nessuna immagine! Eppure quando ha collegato quell’apparecchio nuove forme e colori hanno invaso la mia mente. Un senso di scoperta e meraviglia. Parole Nuove. Press Start.

Per giorni non facevo altro che “attaccarmi a quel coso” come diceva mio padre che iniziava ad accusare una certa stanchezza e avrebbe voluto un minimo di considerazione. Ma i miei occhi erano incollati allo schermo e le dita ai bottoni e quando gli chiedevo qualcosa era perché mi ero bloccato da qualche parte e non sapevo come proseguire.
“Possibile che il gioco non ti aiuti a passare questo punto???” Ghirigori in carboncino aleggiavano sopra la mia testa.
“In verità c’è, o almeno c’era qualcosa che poteva aiutarti in situazioni come queste. Si andava al computer e tramite internet si poteva vedere come altri giocatori avevano completato il gioco”
“Ma il Sommo Presidente delle Nazioni Unificate ha detto che”
“Non chiamare così quel coXXXne!”
Il grido di mio padre ha interrotto il discorso per qualche secondo in cui uno spiccato rossore ha colorato le mie guance e il mio sguardo era rivolto verso il basso, senza sapere cosa dire. Non è la prima volta che vedo mio padre infuriarsi per certi argomenti e sapevo già che non gli piaceva che chiamassi così quel signore, ma il solo modo di passare il tempo attualmente, a parte libri e giochi, è ascoltare la radio, e prima o poi ti abitui ai termini che senti ripetere così spesso.
Stavo quasi per tornare nella mia stanza, anticipando il suo castigo che non arrivò. Invece mi ha stretto le braccia con le mani, dolcemente ma con decisione e guardandomi dal basso in alto mi ha detto: “Senti che faremo. Domani verrai con me a cercare”
Lo interrompo subito “Ma mi hai sempre detto che non vuoi che vengo con te”
“Sì, lo so, ma ormai è passato diverso tempo e ho appurato che la zona è tranquilla, beh più o meno. Dobbiamo… no, non dobbiamo, voglio passare più tempo insieme a te e poi un paio di braccia in più fanno sempre comodo. Adesso va’ a sciacquarti i denti con acqua e bicarbonato come ti ho insegnato e va’ a letto”
Era una bugia. Le mie braccia non servono, sono smunte, come le sue, non posso portare chissà quale peso. Domani mattina, passando accanto la mia camera mi lascerà dormire.

Invece non è andata così. Casa era irriconoscibile ormai. Senza tetto, forse l’unica stanza ad aver subito pochi danni era la cantina. Ma era proprio lì che eravamo diretti. Mio padre mi ha indicato una valigia, raggiungibile anche dalle mie piccole mani, ma non riuscivo a tirarla giù, era assurdamente pesante. Stava quasi per cadermi addosso, quando improvvisamente la valigia era diventata leggera: le mani di mio padre erano giunte in mio soccorso.
“WOW QUANTI LIBRI!” una volta aperta.
“Non sono libri, sono riviste. Mio padre ci teneva e non li ho buttati. Quanti sono? Contali”
Non mi andava di contarli, ma non mi andava nemmeno di contrariarlo.
“Io e te dobbiamo fare un bel discorsetto sulla matematica” ma non era il luogo adatto.  “Adesso sfoglia quello”.
Nella rivista indicata da mio padre c’era un uomo baffuto vestito di rosso con il pugno sollevato, sfogliandolo mi sono soffermato sul centro della rivista: un paginone che si apriva offrendo altre pagine, una vera e propria mappa con suggerimenti sparsi qua e là.
Quella rivista conteneva tante immagini di giochi che non avevo mai visto, consigli, soluzioni e altro ancora.
“Adesso capisco perché internet è diventato inutile, a chi serviva se poi si potevano comprare queste riviste?” Pensavo di aver detto una cosa sensata quando mio padre scoppiò a ridere. Non rideva di me, ma non capivo comunque.

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Sono un uomo adesso. La dittatura è caduta e adesso abbiamo un governo democratico delle cui ultime due legislature non ho mai votato la persona che ha poi governato, pur facente parte dello stesso partito.
Internet è riapparso e ho accesso a così tante informazioni da far scoppiare la testa. Eppure, giocando a quello che sulla rete chiamano retrogaming, provo un certo senso di inadeguatezza a guardare un filmato su Youtube per vedere ‘come si fa’: la prima volta che l’ho fatto ho sentito che qualcosa non andava, sembra un’esagerazione, ma mi sentivo sporco quasi.
Allora cerco fra le riviste di mio nonno. Sicuramente è più faticoso ma non so, è come se provassi una nostalgia per cose che non ho vissuto, probabilmente mi starò instupidendo. Ma, almeno, adesso capisco quella risata di mio padre.