Spaccio di Second Opinion #6 – Oceanhorn: Monster of Uncharted Seas

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Oceanhorn è un videogioco.

Ale’!

Carri carnevaleschi in festa, persone nude per strada. Donne si strappano i capelli dall’eccitazione, ragazzi ballano sulle note di We Are The Champions.

A cosa dobbiamo tale scapestrato giubilo? Ce ne sono un sacco, di videogiochi! Più di… mille!

Okay, ma questo è per iOS!

Capito?

UN VIDEOGIOCO!

PER iOS!

Non se ne vedeva uno dai tempi di… di… di Angry Birds!

Non che il resto sia solo robaccia, anzi… vedi Lone Wolf, semplicemente si distaccano parecchio dalla nostra idea tradizionale.

E questa sottospecie di The Legend of Zelda: Wind Waker?  Questa sottospecie è una sottospecie coi fiocchi.

Wind Waker gli dà una pista o due, anche tre, diciamo pure quattro, cinque, sei, sette… ma non è questo il problema, non so se mi riesco a spiegare. È un’app ispirata al suddetto Zelda, ed è uscita bene.

In ogni caso, ho avuto a lungo il dubbio se giudicare questo titolo in quanto videogioco per “console” o in quanto app concorrente dei più beceri tentativi di fare soldi facili acchiappando i gonzi. Inutile dire che nel primo caso il voto sarebbe stato basso e nel secondo caso alto. Che fare dunque? Terrò fede al mio credo di secondopinionista: valutare un gioco per quanto bene riesce a essere quello che vuole essere. Quest’app voleva essere una cristallina imitazione del celebre Zelda in toon shading, per dispositivi mobili. Combinando questi due target, penso di avere bene in mente qual è il massimo che si può raggiungere. Quindi se avete intenzione di comprarlo abbiate presenti questi due aspetti, consci che Zelda difficilmente può essere eguagliato, a maggior ragione su AppStore. Sono semplicemente convinto che, nonostante la tentazione sia grande, dare a Oceanhorn un sette risicato, sarebbe controproducente, perché non se lo merita. La mediocrità è altro. Se poi ritenete che la (dichiarata) marcata ispirazione a un franchise estremamente famoso e consolidato sia un imperdonabile difetto, tra l’altro per una piattaforma rivolta a tutt’altro target, in tutt’altra epoca, non andate avanti a leggere.

Prima di tutto, le meccaniche di interazione: i controlli touch non sono il meglio in circolazione, ma a dire il vero durante tutto l’arco del la mia run non avrei saputo trovare una configurazione migliore. È già tanto che sia così com’è. Niente storpiature di qualche geniale idea sul touch, tipo sfregare il dito per sferrare un fendente con la spada. Una buona idea, disastrosa se non realizzata alla perfezione. Non se ne sente la mancanza.

Se lo dici tu! Ah be’, se ne vale la pena d’accordo.

Secondo, l’ambiente di gioco. Come in Wind Waker, abbiamo la barca (niente a che vedere con Re Drakar, il quale era un personaggio vero e proprio). Le isole, durante le fasi di navigazione, sono ridotte a modelli poligonali semplificati: brutto a vedersi, legittimo se si pensa a come avrebbero pesato altrimenti sulle prestazioni di un dispositivo mobile. Anche qui, niente di fastidioso. Dispiace non poter governare la barca, non poter dirigere i venti o anche solo esplorare in libertà il mare per cercare tesori nascosti. Purtroppo non c’è nulla di tutto ciò, ma le isole sono numerose e in effetti l’impronta dell’avventura è orientata senza dubbio alla loro esplorazione. Ma hey, possiamo sparare ai cattivissimi calamari che spuntano in superficie…!

Il level design se la cava, per lo meno esteticamente. I dungeon sembrano, a una prima occhiata, uno il copiaincolla dell’altro. In realtà, spingendoci nelle profondità di ogni labirinto, possiamo assaporare sempre nuove atmosfere (sebbene perseveri un sentore di già visto). Insomma ha tutta l’aria di essere sangue del sangue di una delle avventure che siamo stati abituati a consumare sulle nostre tivù, seppur con le sue limitazioni. Ciò che rende unico questo prodotto è quanto bene sia riuscito a mascherare il distacco tra i dispositivi mobili e le console: anche se su questo tipo di supporti ciò che si incastra meglio, in tutti i sensi, è il mordi-e-fuggi (purtroppo), Oceanhorn ci pone davanti al friendly reminder che anche un’altra strada è percorribile, una strada senza acquisti in-app e fesserie varie, di cui, auspicabilmente, questo titolo ci mostra solo la punta dell’iceberg.

Aldilà di tutto, una volta tanto, si ha davvero l’impressione di profondità, di una storia che deve essere raccontata, e che vale la pena ascoltare. Non siamo arrivati, ma siamo sulla buona strada. Col software che c’è in circolazione, c’è poco da far gli schizzinosi.

Con storia non intendo trama, che sembra più che altro un collante che non risce a farsi valere su tutto il resto.

Oceanhorn-forsenondovevo Okay, forse questo non è carino.

Il pezzo forte potremmo dire che sia la grafica. Oggettivamente è qualcosa di clamoroso, nell’ambito AppStore: morbida e colorata, con modelli poligonali reattivi ai colpi e alle spinte.

Oceanhorn-sappiamo Sappiamo tutti cosa sta per succedere. Onore all’Eroe del Tempo,
Lo sommo Frantumatore de Giare, Signore e Padrone di Tutti i Cocci.

Ma la medaglia d’oro va al comparto audio. E vabbè, facile, c’avevano Nobuo Uematsu c’avevano! È vero, e non ha nessun timore a farsi sentire in tutto (o quasi) il suo splendore. Fino ad ora, difficilmente avevo canticchiato tracce musicali videoludiche dopo aver spento l’iPad.

Deficitaria, purtroppo, è la varietà dei nemici. Tra l’altro il loro livello di difficoltà è tutt’altro che basso, a dispetto di un sistema di caricamento e respawn decisamente forgiving, togliendo ogni paura di dover ricominciare il livello da capo dopo un game over. Anzi, a volte si ha la necessità di tornare all’inizio del dungeon e nemmeno morire di proposito è di qualche utilità! Ma questo non significa che si tratti di un gioco facile, vedi sopra, e aggiungi che nessuno dice al giocatore cosa deve fare, costringendolo, in caso di blocco, a darsi a una sfrenata esplorazione. Quello che non è giustificato è la mancanza di una principessa o un altro legame personale del protagonista, cosa che avrebbe aggiunto un notevole cardine sentimentale attorno a cui far ruotare la trama o parte di essa amplificandone, all’infuori della colonna sonora, il coinvolgimento emotivo. Un vero peccato.

Anche le magie non sono entusiasmanti: esteticamente inesistenti, raramente utili al di fuori dei combattimenti salvo, quando necessarie, rivelarsi addirittura indispensabili al proseguimento nell’avventura, cosa che rende la difficoltà nel reperire il mana una spina nel fianco.

A un sistema di esperienza a titoli (Vagabondo, Esploratore, eccetera) è affidato, oltre che l’avanzamento di livello, l’upgrade delle statistiche del giocatore: quindi niente espansioni tipo Portabombe e compagnia bella, a favore di un potenziamento monorotaia.

Oceanhorn-waldo Ops! Dov’è Waldo?

L’avventura nel complesso dura all’incirca una dozzina di ore,  anche se una volta portato a termine potrebbe rimanere qualcosa come un 40% restante tra bonus e tesori nascosti nelle isole.

Complimenti a Oceanhorn, dunque, coi suoi difetti, ma… solo se non è questo un modo per abituarci a prodotti di qualità minore, un modo per dirci “ehi, vedo che ti piacciono anche così i giochi, preparati a una bella scorpacciata negli anni a venire!”, il che andrebbe anche bene se il fenomeno si limitasse ai negozi per smartfonini. Ribadisco che ho chiuso un occhio per il prezzo (7,99€) e la piattaforma, che per qualcuno rimane difficile da mandare giù, ma che ormai ha i suoi parametri e vanno, ahimè, accettati, ma soprattutto confinati al loro contesto senza farsi contagiare.

Non è il nuovo Wind Waker (che tra l’altro è il mio capitolo dell’eroe dalla tunica verde preferito), ma è approdato in un mercato in cui non me lo sarei aspettato, tutto qui.

P.S. Grazie all’aggiornamento del 20 Marzo 2014 è ora possibile sincronizzare i propri salvataggi su vari dispositivi via iCloud.

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