Nintendo
accoglie con favore la sentenza emessa oggi dall’Alta Corte di Monaco secondo la quale i dispositivi di elusione come i duplicatori di giochi, progettati per consentire la riproduzione di giochi piratati, sono illegali. La Corte ha chiesto a SR Tronic, venditore di dispositivi di elusione con sede in Germania, di pagare €1.000.000 di danni.
Sulla base della sentenza, Nintendo ha confermato che continuerà a perseguire i produttori, i venditori e gli importatori di dispositivi di elusione. In linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Nintendo v PC Box, la decisione dell’Alta Corte ha confermato che lo scopo primario dei dispositivi di elusione è quello di facilitare la riproduzione di videogiochi pirata.
Nintendo avvia queste azioni non solo a nome proprio, ma anche nell’interesse delle oltre 1.400 aziende di sviluppo di videogame che dipendono dalle vendite legittime di giochi.
Oggetto della sentenza sono i dispositivi di elusione intesi quali prodotti, tra cui i duplicatori di gioco, che ignorano i sistemi di sicurezza di Nintendo e permettono al consumatore di riprodurre file di gioco non autorizzati (chiamati “ROM”) e precedentemente scaricati da Internet o copiati dal disco originale o dalla cartuccia.
Un’altra grande vittoria quindi, che di sicuro non metterà fine al fenomeno della pirateria, ma quantomeno ne limitano il campo.
Sarebbe utile stabilire un limite di tempo, come per il diritto d’autore che è pari a 60 anni, trascorso il quale tali ROM non possano definirsi illegali, a patto che non vengano messe a disposizione in rete dalla stessa azienda che ne detiene i diritti.
Il motivo?
Semplice, rendendo illegali le ROM si renderebbe decisamente complesso il mondo del retrogaming e, cercare cartucce o dischi di giochi vecchi più di 10 anni… beh, non è propriamente un lavoro facile e soprattutto economico il più delle volte.
La soluzione sarebbe quindi stabilire una tassa, anche esigua, da versare ogni cinque anni da parte delle aziende per continuare a detenere i diritti commerciali del titolo a patto che si renda fruibile al consumatore attraverso vari canali, sia digitali che non.
E voi? Cosa ne pensate di questa sentenza?
Certo, l’argomento è decisamente arduo ma… ce ne sarebbe da discutere per millenni.