Opinioni Opinionabili

Riflettiamo sui VG: Opinioni Opinionabili #7 – Cara Nintendo, je t’ecris moi non plus

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Pubblicato il
03 Novembre 2013

Riflettiamo sui VG: Opinioni Opinionabili è lo spazio dove il vulcanico Elflum erutta i suoi pensieri borderline, il titolo che ha scelto per la rubrica ha un errore ortografico ma dice che è una cosa voluta. Il pensiero di Elflum non coincide necessariamente con quello della redazione di NintendOn ma del resto, alle volte, nemmeno con quello di Elflum.

 

Caro amico,

scusami se non ti ho scritto con regolarità (come sono solito fare), non avermene: il lavoro, gli impegni personali, anche lo svago, tutto richiede tempo e dedizione, e di tempo ce n’è sempre così poco. In ogni caso provo un profondo rammarico nello scriverti perché probabilmente queste saranno le ultime parole che leggerai da me.

Nei mesi passati ho stretto amicizie con persone provenienti da diverse nazioni, che ho incontrato in un’isola. Forse però devo darti più informazioni perché non ci siamo mai stati assieme. Si tratta di un’isola che non ha nome, mi ci porta un misterioso traghettatore, un vecchio lupo di mare con un’aspetto da strana creatura marina che non ho mai visto. Non la smette mai di cantare quello lì, e si offende pure se cerchi di zittirlo. Ogni volta tuona “La traversata è lunga, ti avrei allietato con piacere”. Devo dire che lo stesso fa con gente da tutto il mondo, mal comune mezzo gaudio. Come faccia a raggiungere poi così tanti posti in un lasso di tempo tanto ristretto rimane per me un mistero.

Tu mi conosci da tempo, io sono sempre stato timido o meglio, introverso, per cui andavo lì la sera, più che per fare nuove amicizie, per pescare; il mare di quella zona è infatti rigoglioso, fin troppo direi: alcuni pesci sono anche pericolosi ma c’è un capanno dove abita una famiglia, gente onesta che vive di quel che può offrire la natura ma non per questo diffidente e chiusa verso gli stranieri, tutt’altro, sono sicuro che mi avrebbero aiutato se mai mi fossi trovato in difficoltà.

Una volta incontrai una conterranea, una certa Marimouse, e da allora mi manda in continuazione buffe lettere: all’interno mette sempre disegni con un panda cicciottello. Un’altra volta ancora ho parlato con una giapponese, abbiamo legato ma devo dire che le lettere che ha spedito sono, ahimé, incomprensibili. Io conosco un po’ di inglese e lei ne conosce ancora meno di me, ciònonostante riusciamo a comunicare, fosse anche tramite disegni. Mi ha spesso scritto su cartoline a tema di videogiochi che non conosco e che non penso giocherò mai, ma che ho conservato gelosamente.

Tutto questo è già passato.

Mio padre ha scoperto questo scambio di lettere e per quanto innocente che fosse, ha deciso, per il mio bene, che è ora di smetterla. Io lo capisco, è sempre stato un padre affettuoso ma rigidamente severo, ed è sinceramente preoccupato che io possa fare brutte conoscenze. Però, quello che penso io, è sempre meglio che nessuna conoscenza. Alla fin fine io decido chi è mio amico e chi no, posso anche dire al postino di aggiornare la mia lista amici di corrispondenza. A nulla sono valse queste ragioni. Quanto ero patetico quando mi sono lamentato con mio padre, avresti dovuto vedermi, avresti riso e mi avresti deriso.

“Ma papà! Nelle altre città tutti si scambiano messaggi! Lo fanno tutti!”
E lui, con i suoi vitrei occhi grigi: “E se tutti si buttassero dal balcone? Tu lo faresti?”

Avevo gli occhi pieni di rabbia. Mi domando come sia possibile odiare qualcuno che ami così tanto. O forse è proprio l’amore che spinge alla violenza? Forse se non me ne fregasse nulla, di lui, del mondo, di te, non avrei sfoggiato la mia ira, non mi sfogherei scrivendoti. Me ne fregherei. Esatto, l’indifferenza come arma di distruzione.

Questa è l’unica lettera che mio padre mi ha permesso di spedire. Non vedrò più il led blu della mia casella postale illuminarsi, e ho il rimpianto, quelle persone straniere che ho conosciuto, con cui ho scambiato il codice amico e non so più come contattare. Avrei ancora tanto da dirgli, e avrebbero tanto da darmi, ma sai com’è. Finché sono sotto questo tetto, le regole sono quelle di mio padre e dovrei essergli grato.

In ogni caso, il vecchio ha detto che un telefono in casa ci vuole, non si sa mai. Gli ho suggerito di prendere il modello Miiverse, dicono che stia spopolando in altri luoghi, magari non tutto è perduto, magari ci incontreremo di nuovo, e sarà tutto un rifluir di nuovi intenti e vita nuova.