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Recensione Phoenix Wright: Ace Attorney – Dual Destinies

Pubblicato il
24 Ottobre 2013
Genere
Visual Novel
Lingua
Inglese
Multiplayer
no

“Toh, un altro morto. Non è che porto sfiga?” (Cit. Phoenix Wright)

Uscito nell’Ottobre del 2013, Dual Destinies è il quinto capitolo della serie Phoenix Wright ed il primo sviluppato per Nintendo 3DS. Il gioco, che fin dal primo trailer celebra il ritorno del famoso avvocato in tribunale, è disponibile soltanto in forma digitale sul Nintendo eShop e non gode di alcuna traduzione: lingua e testi sono completamente in Inglese. Con questi due dettagli in mente, possiamo passare direttamente alla deposizione recensione del gioco.

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Dual Destinies mi piace perchè è uno di quei giochi che accontentano tutti: chi ama Phoenix Wright, chi ama Apollo Justice, chi vuole vedere personaggi nuovi e chi non ha mai giocato a un capitolo della serie, tutti contenti. Partiamo subito dalla storia, forse la cosa più importante: nonostante l’assenza di Shu Takumi, director e scrittore degli altri capitoli della serie (e pure di quel capolavoro di Ghost Trick), il trio di autori ha fatto un lavoro egregio e per nulla diverso da ciò a cui siamo abituati. I 5 casi da affrontare sono ricchi di colpi di scena, roba da capogiro in grado di aprire qualsiasi mente, con personaggi memorabili e pieni di carattere, storie paradossali ma mai confusionarie né noiose. Ad arricchire questo comparto poi, ci sono le bellissime sequenze animate sparse per tutto il gioco e sempre pronte ad introdurci in maniera perfetta nel caso. E forse la prima cosa che noterete, oltre la voce sexy di Phoenix, sarà che i primi video mostrano da subito il volto del colpevole. Ma niente paura, perché – come ci ha insegnato il Tenente Colombo- il vero divertimento sta nel far letteralmente impazzire quel simpaticone del killer, e si tratta comunque di una soluzione presente soltanto nei primi casi: sappiate infatti che verso la fine comincerete perfino a dubitare dei vostri nonni. Loro però hanno un halibi di ferro: “Stavo guardando Colombo sul 4”. Un difetto? La ridondanza di alcuni concetti ed alcune frasi, preparatevi a “bla bla Dark Age of the law bla Dark Age of the law e “bla bla always smile bla bla always smile bla”.

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Per chi non fosse familiare con la serie, il gameplay si divide in due parti: quella investigativa nella quale raccogliere prove, fare domande e scoprire segreti, e quella del tribunale, dove affrontare un vero a proprio processo per difendere l’accusato. In confronto ai vecchi capitoli, la giocabilità ha subito alcuni ritocchi e qualche gradita aggiunta, sia per accogliere nuovi giocatori (che ricordiamo però, devono conoscere bene l’inglese) che per evitare di annoiare come a volte accadeva in passato. Dual Destinies è molto più lineare del solito e questo potrebbe darvi la sensazione di non avere controllo sul corso degli eventi. La linearità però, evita completamente di creare confusione e situazioni frustranti, risultando infine una scelta azzeccata seppur non perfetta. Le investigazioni tuttavia sono un po’ più dinamiche del solito, grazie alla possibilità di muovere la propria prospettiva in cerca di indizi, un po’ come accade nel Professor Layton. Il tribunale invece è ancora  più high tech grazie al “Mood Matrix”, un apparecchio in grado di rilevare le emozioni del testimone per aiutarci a trovare le tanto agognate incongruenze, utili per mettere all’angolo il killer e distruggerlo con il nuovo “Revisualization”, un ragionamento interattivo con musica di sottofondo, praticamente la super mossa del protagonista. Tutte queste novità sono ben gradite e quest’ultima è forse una delle cose più esaltanti che abbia mai visto negli ultimi anni. Cioè immaginate di partire con un ragionamento del tipo: “Non trovo il telecomando e mio papà era seduto qui, lo avrà preso lui” e finire con “Quello che credevo fosse il telecomando è in realtà l’astronave dell’alieno che vive all’interno di mio padre da anni!”.

Nonostante la gradite innovazioni, il gameplay rimane comunque lo stesso di sempre, lasciando un po’ di amaro in bocca a chi per esempio pregava per qualcosa come il quinto capitolo del primo Phoenix Wright, rimasto nel cuore di molti per aver introdotto puzzle interattivi interessanti ma relegati per sempre a quel singolo episodio.

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Il comparto tecnico è sorprendente. La paura che i personaggi, per la prima volta in 3D, non potessero essere caratterizzati e animati come ai vecchi tempi svanisce di fronte ai modelli poligonali perfetti, colorati e accattivanti. Le animazioni stesse sono addirittura più belle di prima, molto più dettagliate e questo non fa altro che rendere tutto più memorabile. Il filtro antialiasing rende i modelli davvero puliti, cosa che in piccolissima parte viene persa attivando il 3D, sfruttato però in maniera simpatica e mai invasiva. A voi la scelta quindi, sappiate che in ogni caso i 60 fps sono garantiti! Il sonoro è come sempre su altissimi livelli: pochi remix ma ben fatti e tanti pezzi nuovi sempre adatti alla situazione.

Non c’è altro da dire, Phoenix Wright: Ace Attorney – Dual Destinies è un’avventura fantastica, uno dei più bei capitoli della saga e probabilmente il più ricco di contenuti vista la trentina di ore necessaria per completarlo. Pagando 4,99€ inoltre, è possibile scaricare un DLC contenente un nuovo caso che consiglio a tutti! Se masticate l’inglese fatevi un favore: compratelo al volo.

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