Opinioni Opinionabili

Opinioni Opinionabili: Riflettiamo sui VG #5 – Non esistono più i mezzi-giochi

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Pubblicato il
07 Ottobre 2013

Nonna Papera era nei guai: quella domenica sarebbe arrivato tutto il parentado dalla città e Ciccio si era scafato le scorte migliori per poi schiacciare un pisolino. Così, tanto per variare un po’.
Certo restavano ancora degli ingredienti ma totalmente inadeguati alle cene pantagrueliche a cui tutti quei paperi avidi e stressati erano abituati. Nonna Papera si rimboccò le maniche e con quello che rimaneva preparò la cena. Del resto, pensò che sarebbe stato peggio farli digiunare. I pasti erano giusti, preparati con ingredienti semplici e con tanto amore e i commensali gradirono.
Quello che invece spettò agli utenti Nintendo fu un digiuno che durò mesi, al termine del quale si diedero a una grande abbuffata: Super Luigi U, Pikmin 3, Rayman Legends, The Wonderful 101 e altri mirabolanti titoli che non menziono ma che saranno portati da Babbo Natale.
Non siamo nemmeno arrivati al dolce ma non possiamo fare a meno di chiederci se non poteva andare diversamente, se c’era bisogno di patire la fame per gustare un lauto pasto.

Di primo acchito mi chiedo se l’offerta software venga inserita nella scheda soddisfazione cliente in quel di Kyoto, perché Nintendo non è così ingenua da confidare nelle terze parti. Certo, fa parte del gioco farlo credere, sciorinare numeri e statistiche, consumare il megafono a furia di “Migliore Line-Up di sempre” e di “TP presenti e titoli in esclusiva assoluta come Zombi U”. Non ci casca nessuno ovviamente ma fa tanto scenografia e a Natale vuoi sentire i Din-Dòn-Dàn e il profumo di nutella ed è tutto così magico.

Per un intero settore del resto è ancora Natale: gli indie. Tantissimi ne sono annunciati per Wii U e ancora mi chiedo se usciranno tutti insieme, facendo emergere quei pochi gladiatori che sopravvivono ai leoni nel e-colosseoshop, se ce li daranno col contagocce, come coadiuvante dei tripla AAA, o se non li metteranno proprio perché ,per inciso, erano sbandierati all’inizio del ciclo vitale Wii U e sono stati già superati in quantità dai giochi Virtual Console e non è esattamente un segnale positivo. Non sono così catastrofista e arriveranno, quelli annunciati e quelli non.

mario fez

La sto prendendo alla lontana ma mi piace buttare input laddove qualcuno potrebbe cogliere ed estendere la tesi. Focalizziamoci sul motivo di quei buchi. Mancanza di TP: fra quelle che si sono defilate o che hanno ritardato, e quelle che proprio non vogliono salire sul carrozzone, possiamo dire che solo Warner, Ubisoft e Sega credono nel progetto Wii U. Sono poche. E se non ne arrivassero di nuove? Gli Indie. Che però sono una lama a doppio-taglio e vanno sempre contestualizzati, altrimenti si rischia di spendere 10€ per un To the Moon pensando che offra lo stesso quantitativo di ore giocabili delle 10€ di Chrono Trigger (astraiamo quello che può dare a livello emozionale perché To The Moon è un ottimo competitor da quel punto di vista), senza contare che un titolo indie può essere stato realizzato in tre anni da una persona sola o due nelle loro camerette grigie, ci hanno versato virili lagrime e sudore, e tu lì a frignare per 10 euro: tecchennesai? Dal punto di vista aziendale/commerciale ce ne fossero di Super Meat Boy che fatturano più di un titolo AAA sul rapporto costo/ricavo. Dal punto di vista del pubblico però non tutti sono così larghi di vedute da considerare FEZ il platform della gen (e lo è) o in generale da considerarli più di un antipasto ai “veri giochi”.

Sembra che per il momento il mercato sia diviso fra imponenti strutture dalle architetture arzigogole pronte a crollare al primo refolo stagionale o a restare lì a imperitura memoria di come va fatto un videogioco (con la complicazione che se il castello di carte crolla gli investitori vanno dal dottore col cuore in mano e il sedere in fiamme) e piccole zattere costruite mettendo insieme i bastoncini dei ghiaccioli e che permettono di approdare a un’isola di abbonanti ricchezze tropicali e di belle figliole che attendono ansiose con una collana di fiori in mano, e il cui effetto collaterale è, nel caso la zattera affondi, lo spendere altri soldi per riempire di nuovo il freezer di FiorDiFragola e investire altri mesi e mesi e mesi nella costruzione di un’altra zattera. Possibile che fra l’investimento multimilionario e il titolo fatto con ardore da una sola persona in uno scantinato non ci sia una via di mezzo?

La mia idea è questa, ascoltate un cretino.
Prendiamo un titolo come New Super Mario Bros U che è un titolo dal costo medio per Nintendo, sviluppato da EAD4 con all’attivo circa 50 dipendenti.
Molti si lamentano del fatto che brand importantissimi vengono lasciati in letargo. Del resto la grande N tiene ai suoi personaggi e ci investe (tanto) sopra quindi se non si hanno risultati di vendita certi il via allo sviluppo potrebbe essere un rischio che per chiudere una falla ne apre altre e più grandi per giunta. Quello che questi giapponesi hanno sempre pensato (ed è un discorso che sta scavando la fossa di tutte le big in Japan) è che la gente non compra se il titolo non è possente, se non appaga certi requisiti di sfruttamento dell’hardware che lo fa girare, e già che ci siamo mettiamogli un team di tot persone al comparto sonoro, sia mai che non facciamo almeno il 5.1 . E questo è stato vero fino a un certo punto. Adesso abbiamo la dimostrazione che taluni giochi ,con investimenti ridicoli se paragonati a praticamente qualsiasi titolo esca su disco per console, possono vendere benissimo se fatti con criterio, soprattutto in quest’epoca tutta Digitale dove la gente è abituata alle transazioni online e le case, che possono fare a meno di produrre un oggetto in massa, ringraziano.

poor wonderful 101

Allora perché non prendere un team dall’organico di 50 persone (non necessariamente EAD4 era per fare un esempio) e scomporlo in cinque gruppi, dare loro in mano una cifra adeguata ai loro sforzi per non solo produrre nuove IP, che magari potrebbero anche diventare dei nuovi casi del mondo ludico e meritare uno sviluppo più oneroso, ma anche rilanciare quei titoli che gli espertoni citano sui forum?
L’idea è di creare un ponte che colleghi gli Indie agli sviluppatori grossi, finanziando titoli con investimenti medi che portano a titoli robusti che portano la pagnotta a casa più facilmente di certi titoli ben più costosi (non ultimo Wonderful 101: meraviglioso, innovativo, invenduto).
Kickstarter non insegna nulla? Non hanno ancora capito che la gente vuole un nuovo Megaman non perché sia il meglio possibile, ma perché può offrire un’esperienza stratificata che le grandi sembrano snobbare ma di cui c’è effettivamente bisogno?
Avevo questa visione da un bel po’ di tempo e qualcosa sta iniziando a muoversi: Child of Light della Ubisoft è un primo esempio di titolo non indie ma nemmeno AAA e ditemi voi se non sembra una gran cosa. Così come non sarebbe una gran cosa un Super Mario World 2 più World e meno New? O un Metroid 2D (Dread?) che raccolga le suggestioni di LaMulana?
Forse sì perché come insegnano certi buoni padri, dai piccoli c’è sempre da imparare.